11 aprile, 2012

VOLEVO ESSERE UNA FARFALLA di Michela Marzano









Questo libro, che sembra parlare di anoressia fin dal sottotitolo di copertina, ne parla è vero, ma anche, ma non solo.
Perchè Michela Marzano tra le righe della sua fatica di vivere, di accettarsi, di ascoltare le proprie emozioni, lascia intravedere un grande coraggio e una grande speranza, il desiderio e la ricerca dell'Amore per sè stessi e della paura che ci accompagna in questo viaggio dentro di noi.
Perchè dice "Ama il prossimo tuo come te stesso...è una frase che tutti conoscono..eppure nessuno, o quasi, insiste sufficientemente sulla seconda parte. Come te stesso..dove il "come", una parola apparentemente banale, è la parola chiave, perchè è sempre da lì che nasce la relazione e perchè la cosa più difficile è amare sè stessi..."
E' quindi un libro per tutti...per chi ha vissuto in prima persona questa malattia...ma soprattutto per chi non è riuscito ad amarsi perchè è da lì, che nasce sempre la causa del nostro soffrire.
Michela si perde nell'anoressia, nella disperazione, nel dolore, nel tentativo, fallito, di farla finita...
Michela che subisce il pregiudizio e l'ignoranza della società...che ancora etichetta la malattia mentale, come pazzia e che banalizza il disagio psicologico come fosse un capriccio.
Michela che si sente sola e incompresa anche in famiglia dove le dicono di vergognarsi quando non mangia...perchè in Africa invece i bambini muoiono di fame...
E poi ancora, l'autorità del padre, stimato docente universitario, che non accetta la sua malattia, anzi gliela fa pesare come una colpa...perchè lei deve essere perfetta e perchè "siamo bravi solo se sono gli altri a dircelo.."
Quanto dolore.
Poi la fuga in Francia..un altro stato... provare a ricominciare anche da una nuova lingua.
Guarire non dal dolore perchè quello resta e fa parte della vita...ma per dare un senso.
Affrontare l'analisi, in francese...perchè le sembra più dolce il confronto...perchè le parole cambiano suono..
E poi pian piano la rinascita... percepita passo dopo passo, lentamente come è giusto che sia, perchè è così che avvengono i cambiamenti profondi.
"Ho lasciato la presa e da lì sono potuta ripartire, da quella consapevolezza sottile e fragile di poter essere anch'io "altro" rispetto alle esigenze del "dover essere".
L'unica risposta nella vita è quella che dubita e chiama, finchè arriva quella parola capace di nominare la sofferenza, quando si ricomincia a vivere nonostante tutto."
buona lettura!     Laura   (Fenix)

2 commenti:

Lisa ha detto...

Complimenti Laura! Con la tua recensione hai messo in rilievo la vera protagonista del libro: non tanto la malattia, quanto un'anima ferita.

mammasuperabile ha detto...

sono daccordo, amarsi non è sempre facile ma è la chiave per rispettare anche gli altri!

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