01 dicembre, 2012

LO SPAZIO IMMAGINATO


La scrittrice americana Susan Sontag, diceva che la memoria collettiva non è, come si potrebbe pensare, la somma di tante memorie individuali, ma bensì la versione che una società decide di dare di sè.
Penso avesse ragione.
Fin da piccoli subiamo dei condizionamenti dalla famiglia, dalla scuola, dai media.
Confondiamo i ruoli, con le persone e i loro comportamenti e spesso viviamo in funzione dell'opinione che gli altri hanno  di noi.
Crediamo che questa sia la nostra vita, quella che abbiamo il dovere di vivere, ma in realtà è solo l'idea di qualcosa e magari di qualcun'altro.
Avete mai provato ad alzarvi una mattina all'alba e passeggiare in una città ancora deserta? 
Niente affolla di più la mente della contemplazione di uno spazio vuoto.
Eppure a lasciarla fare, la nostra mente, riempirà questi spazi di storie, di personaggi, di fantasmi - di ricordi.
Spesso "giocheranno" male tra loro, da avversari, mentre altre volte, forse, proveranno a darsi un senso.
Ci saranno sipari, volti e voci.
E ci saranno storie, di incontri  e di solitudini.
Eventi accaduti o solo desiderati - magari cambiati.
Uno spazio immaginato - il nostro - riempirà quegli spazi vuoti.
Tempo alla città di ripopolarsi e a noi, di perderci nella memoria collettiva di una nuova giornata.

Laura    (Fenix)

3 commenti:

la luna di stefylù ha detto...

Spesso ho pensato come si fa a crescere un figlio senza condizionamenti?Come si fa a liberarsi di tante , troppe cose precostituite che ci son state inculcate? Come si fa a immaginare un futuro libero , senza continui richiami al passato?
Io vorrei riempire il mio spazio immaginato col futuro libero!

Bell'editoriale Laura!

Lisa ha detto...

Tutti abbiamo ricevuto condizionamenti e forse ne riceviamo ancora. A nostra volta tendiamo di riflesso a condizionare. Ma l’importante è sapersi distaccare, senza per questo sfuggire la memoria collettiva. Perché sarebbe difficile, senza di essa, sviluppare una memoria individuale.

Brava Laura e, come diceva William Shakespeare:
“Io considero il mondo per quello che è,Graziano: un palcoscenico dove ogni uomo deve recitare una parte.”
"Il mercante di Venezia"

stefania ha detto...

Riflessione interessante e profonda, la nostra mente continua a vagare, a seguire i suoi percorsi e spesso il nostro "vero" mondo è proprio là, tra i nostri pensieri, magari anche se distanti dalla realtà.

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