01 maggio, 2013

A PASSO DI TANGO


Leggendo l'articolo di un giornale, mi sono imbattuta nella parola resilienza.
La persona in questione, un architetto, l'aveva usata facendo riferimento al suo lavoro.
- La capacità che ha un materiale di tornare alla sua forma originale se deformato, perchè sconvolto da qualche forza. Per esempio la gomma, si può colpire con forza, ma lei torna esattamente com'era -
Confesso che non conoscevo questa parola, ma mi è subito piaciuta e l'ho fatta mia, perchè mi è sembrata ben adattarsi anche all'essere umano.
Ma può l'innata capacità umana di affrontare le avversità della vita, riuscire a farlo senza trasformarci in altro, ma anzi, riportarci a quello che si era originariamente?
Paradossalmente credo di sì... perchè la trasformazione stessa ci porta alla continua ri-scoperta di noi stessi e quindi ci ri-avvicina alla nostra parte più autentica, la nostra vera essenza, persa strada facendo.
Metaforicamente la gomma colpita con forza ritorna com'era... e anche noi, una volta colpiti, non possiamo che dopo aver opposto resistenza, "ritornare a casa".
Più consapevoli di quello che siamo stati, di quello che siamo diventati, ma anche di ciò che in fondo siamo da sempre e abbiamo "dimenticato" per paura, dolore e altro.
A volte riflettendo sulla mia vita, mi piace pensarla accompagnata, di sottofondo, dalle note di un tango.
L'ascolto spesso e anche la melodia più struggente o malinconica ha una sorta di effetto magnetico su di me, quasi catartico.
Forse perchè essendo un genere che comprende non solo musica, ma è anche parole e danza, è completo e coinvolge più sensi contemporaneamente.
E' più semplice, così, dar voce, con-tatto, linearità ai ricordi e un significato alla nostra esistenza.

buon ascolto!    Laura  (Fenix)







3 commenti:

stefania ha detto...

Conoscevo fin troppo bene la parola "resilienza" dal corso di "tecnologia dei materiali" ma sicuramente si adatta anche all'indole umana così complessa. Alla fine, qualsiasi cosa ci capita, bella o brutta che sia, non possiamo far altro che tornare alla nostra solita esistenza,si tratta di una sorta di fatalismo esistenziale, non trovate?

Stefania Vitaliano ha detto...

Sì, conoscevo questa parola, ma era praticamente messa nello "sgabuzzino" dai tempi delle superiori. Quindi mi hai rinfrescato la memoria.
Purtroppo credo molti si lascino trasformare in altro e se di meglio o peggio dipende da come si vede la vita.
Ciao e compliemnti per l'editoriale : )

Lisa ha detto...

Io ti lascio un commento invece sul tango. Perché niente accade per caso e il tango era il ballo preferito di mio padre. Lui era solito dire che il tango "è un pensiero triste che balla".Le tue parole me l'hanno ricordato.

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