01 novembre, 2013

Fare i conti con la realtà dell'abbondanza... o con lo stare diventando formiche di perenni estati?


Un'amica settimane fa mi parlava di quanto le fosse stato difficile trovare una casa in affitto.
Lei che ha vissuto da bambina, per dei mesi, in una baracca di laminato, poi nella casa misera dei nonni dove si dormiva in 6 su due letti.
Lei persa nei raccolti di tabacco di una zia e a raccogliere fragole sui confini di quel terreno, a racimolare noci nei meandri di una distilleria, ciliegie sugli alberi e castagne sul terreno dei boschi.

Lei abituata a correre dietro ai conigli liberi in un terreno abbandonato.
Lei che dopo anni in affitto a convivere con un formicaio e le tarme, aveva comprato casa, purtroppo senza saperlo, in testa a un drago, una che se apriva bocca era solo per radere tutto a un mucchio di cenere.
Lei, proprio lei, adesso si era dovuta rendere conto dei danni che aveva lasciato fare a certe persone, ma anche al consumismo, all'abbondanza, al desiderio del bello e completo comprando quella casa... per di più acquistata con l'idea che sarebbe stata "quasi per sempre".


Trovare casa in affitto significava un po' tornare dieci passi indietro e avrebbe voluto trascinare i suoi cari a desiderare di nuovo quello stile estremamente mesto, com'era stato fino a prima di comprare casa.
Mi diceva che rincasava, dopo pomeriggi passati a vedere due case per volta, con la sola voglia di mettersi sotto le coperte senza neanche cenare.
Non sapeva adesso cosa la scoraggiasse di più: l'essersi resa conto di non essere affatto più minimalista e capace di spirito nomade o il rendersi conto della reale troppa abbondanza dei nostri tempi nel primo mondo? Il dover comprendere di non riuscire a contentarsi lei o l'effettiva poca offerta del mercato per le varie esigenze di quattro  teste, ossia la sua e quella dei suoi cari ?

Era snervante il dover rivivere in radice cubica lo stress di anni prima a cercare casa da acquistare, quando in un anno e mezzo avevano visitato 50 case. Stavolta la ricerca non l'avrebbe portata nemmeno alla soddisfazione di stare a farlo per costruirsi qualcosa di proprio, visto che di lì a massimo due anni avrebbe dovuto ripetere tutto. Ritrasferirsi, ricominciare la ricerca di una nuova casa.
Si sentiva come chi va via dall'Italia con la paura di non poter raggiungere mai più la soddisfazione del ritorno.

Poi ecco... inaspettatamente dopo una dozzina di giorni in ricerca, la visita a qualcosa che poteva andare. E suo marito le aveva dato per una volta la sensazione di essere stato figlio dell'istinto. Se non fosse stato per la sua velocità ora starebbero ancora a cercare.

E il bello è venuto lì... al trasloco fai-da-te. E ne avevano già fatto uno anni prima e stavolta si trattava solo di portare il necessario a soggiornare uno, maximo due anni.
E' a questo punto che la mia amica ha capito quanto "il necessario" fosse stato talmente perso di vista. Dopo dieci giorni ancora non si raccapezzavano benissimo, ancora  tornavano alla propria dimora a prendere questo e quello. In quel posto di quasi 90 metri quadrati c'era troppo...
Troppo, senza poterselo permettere avevano accumulato troppo.
Si parla di crisi, di stringere la cinghia, di fare risparmio nei modi più disparati, ma non ci si rende conto che, alla fine in tanti, si è  comunque fortunati ad avere scelta su come risparmiare o cosa eliminare.
Del tipo non c'ho soldi per la pizza ogni sabato ma compro un pacchetto di  sigarette al giorno.

Avevano dato per scontato che quella sarebbe stata la loro dimora per i prossimi vent'anni almeno e invece non ne erano passati neanche dieci che già si erano visti costretti ad andarsene. E per di più ritornando all'affitto e cercando di far entrare il necessario in un posto di 20 metri quadrati in meno e con  la "mobilia della nonna".

Le era diventato palese come anche l'industria ingrandendo cassetti e stipiti delle odierne  cucine, inducesse al consumo oltremisura. C'avete mai fatto caso?



Provandovi a pensare in un abbastanza improvviso trasloco in uno spazio molto più piccolo di casa vostra, come ve la cavereste?
La mia amica alla fine ha pensato: "Meno male che anni fa non abbiamo scelto casa con soffitta/cantina e garage!"
 

Forse stiamo diventando formiche con perenni estati in prospettiva... in continuo riempimento di un formicaio per l'inverno e senza memoria che con la prossima pioggia all'80% si allagherà tutto. E ogni cosa potrebbe essere da ricominciare!


Buona giornata di Ognissanti 

 da La luna di Stefylu

4 commenti:

stefania ha detto...

Eh si, abbiamo la sindrome della formica, accumuliamo cibo che va a male, cose che magari poi non ci servono e alla fine non sappiamo cosa salvare incaso di incendio o, appunto, trasloco. Penso che periodicamente bisogna disfarsi del superfluo in un modo o l'altro

Lisa ha detto...

Eccome se ci penso! ed inorridisco all'idea, perché io ho anche una cantina piena zeppa! Figlia di genitori entrambi conservatori (della serie niente si getta), mi rendo conto dell'esagerazione e invece appena posso faccio piazza pulita, ma solo con le mie cose. Non posso certo decidere ed agire per gli altri.
In bocca al lupo alla tua amica.

fenix ha detto...

Ho sempre fatto fatica a scartare, mi lego in modo quasi possessivo agli oggetti. Mia madre alla mia età, era come me, non buttava via niente, per poi invece diventare adesso, da anziana, quasi esagerata all'opposto, scarta tutto e subito. Non so come affronterei un trasloco, la mia casa non è grossa...eppure mi sembra sempre di più un magazzino, complice il
mio compagno che è peggio di me...a volte mi dico che la casa è bella da vivere ariosa e spaziosa...vuota appunto.Prima o poi mi sa che dovrò decidere... buttare il superfluo senza rimpiazzarlo però ;-)

Stefy ha detto...

io sono un'altra che si deve decidere a fare "piazza pulita", non solo la mia casa sembra un piccolo magazzino ma anche il garage, è tanto pieno che le macchine stanno fuori. Dico sempre "magari dopo mi serve" e le cose si accumulano!

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