01 febbraio, 2014

KINTSUGI: quando riparare diventa impreziosire.






È un’arte giapponese, popolo orientale che, a mio avviso, ben rappresenta la saggezza e l’efficienza.
Un oggetto rotto, anche se lo incolli pezzo per pezzo, perde valore ed anche bellezza. Perché le crepe si vedono e si vorrebbe nasconderle. Si vorrebbe forse cancellarle, ma non si può.
Ecco che il kintsugi risolve il dilemma. Non nascondere né cancellare le crepe, ma evidenziarle, metterle in risalto e non con una comune colla, bensì “saldarle” con metalli preziosi, quali oro e argento.
Ne esce fuori qualcosa di diverso, più prezioso e soprattutto unico. Qualcosa che, soprattutto, non è stato incollato, ma saldato. Quindi reso più resistente.
L’oggetto non va più gettato via, né nascosto. È da esporre.

Ho già sentito rapportare l’arte del kintsugi alla capacità di riparare i rapporti umani, invece che oggetti.
Sarà che lungo il mio percorso ne ho visti frantumare di rapporti e qualcuno ne ho frantumato anche io, ma in questo periodo me ne sento letteralmente circondata. Circondata dai cocci di rapporti umani, gettati via o lasciati cadere come oggetti che ti scivolano di mano. E resti lì a guardarli, a tentare di raccoglierli, pensando a come ripararli, ma ben sapendo che niente tornerà più come prima.
Il kintsugi usa metalli preziosi per riparare ed evidenziare le crepe, farne arte. Come ci si può riuscire con i rapporti? Quale materiale può “saldare” ed impreziosire un rapporto ormai fatto a pezzi?

Forse l’accettazione e la consapevolezza possono saldare ed impreziosire. Rendersi conto che ciò che è rotto lo sarà sempre e che non serve tentare di nascondere per poi fingere che mai sia accaduto.
Una crepa è una crepa. La puoi incollare, ma sarà sempre visibile e allo stesso tempo in quel punto più fragile. Basterà poco per staccare di nuovo quei cocci.
Ciò che invece può saldare è l’accettazione di ciò che ormai è stato frantumato. Accettare ciò che è accaduto.
Impreziosire invece con la consapevolezza che da quel momento in poi niente sarà più come prima, ma diverso. E, se ne vale la pena, se i “cocci” ci sono tutti, si può farne un punto di forza, un nuovo punto di partenza.
Non nascondere quindi il punto di rottura, non tentare di cancellarlo, ma tenerlo ben presente per creare un nuovo rapporto. L’importante è che si ricordi che, per quanto i cocci da incollare siano gli stessi, ciò che ne verrà fuori sarà un qualcosa di diverso che mostrerà le cicatrici con orgoglio, perché saranno prove di vita affrontate di cui esser fieri e non vergognarsi.
Tra il saldare e l'impreziosire c'è poi l'impegno e la passione di chi si dedica all'opera di riparazione. Senza impegno e passione, si può riuscire comunque, ma difficilmente ne verrà fuori un capolavoro.

Mi piacerebbe tanto che il kintsugi, quest’arte orientale, si diffondesse come pratica nei rapporti umani. Rapporti che, ormai, è diventato fin troppo facile gettare via come oggetti rotti.
Tuttavia una parte di me, forse quella più occidentale, si rende anche conto che spesso un oggetto o rapporto rotto non vale la pena ripararlo. Troppi cocci in frantumi, troppi pezzi taglienti, troppo impegno solo da una parte e poco o niente dall’altra. 
Perché se al kintsugi ci si può dedicare da soli, nel riparare i rapporti umani bisogna invece impegnarsi da ambo le parti.
Esistono inoltre rapporti che meritano altre possibilità ed altri che invece è giusto troncare.
E allora, che  accettazione e consapevolezza sia anche in questo caso.
Lasciamo andar via per sempre i rapporti che non possono essere riparati, liberiamoci del vecchio per far spazio al nuovo che, se non erro, è invece uno dei principi del feng shui. Sempre saggezza orientale... 


By Lisa 

4 commenti:

fenix ha detto...

Interessante metafora sulle relazioni umane.
Penso che serva anche per l'elaborazione del lutto per la morte di qualcuno, che potrebbe trovare nella pratica di questa tecnica, un valido aiuto per incominciare a reagire ...

stefania ha detto...

affascinante come tutto ciò che arriva dall'oriente, certo, a volte bisogna impegnarsi per "riparare" i rapporti ma, altre, non ne vale la pena perchè come dici tu, la cosa non può essere unilaterale

Stefania Vitaliano ha detto...

Bell'associazione e condivido appieno ogni riga.Stesso discorso che farei anche riguardo il rapporto col proprio passato...certe cose vanno proprio dimenticate, ma grosso modo tutto va tenuto presente per fare meglio nel futuro.

Lucia Donati ha detto...

Veramente interessante il concetto espresso sul riparare impreziosendo! Auguri di buon anno.

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